UN INVERNO IN COREA

un film di Koya Kamura
(FRA / 2025 / Drammatico / 104′)

VOTA IL FILM  ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Mercoledì 11 Marzo, ore 21.00
Giovedì 12 Marzo, ore 21.00
Venerdì 13 Marzo, ore 15.30 – 21.00
Sabato 14 Marzo
, ore 21 BIGLIETTI
Domenica 15
Marzo, ore 16 BIGLIETTI


Trama

Il regista franco-coreano Koya Kamura, al suo esordio nel lungometraggio, esplora la vicenda di una figlia alla ricerca del padre. Oltre alla magnifica interpretazione dell’attore franco-algerino Roschdy Zem, nel ruolo della figura su cui la protagonista Soo-Ha proietta l’immagine del padre che non ha mai conosciuto, spiccano le sequenze di animazione di Agnès Patron a tradurre visivamente i turbamenti dell’animo e il desiderio di libertà di Soo-Ha, bloccata non solo dai formalismi e dalle consuetudini, ma anche dalle menzogne impartitele, seppur a fin di bene, da tutta la vita.

 

Recensione

Da cosa possiamo definire davvero una persona? Dalla lingua che parla o dal suo patrimonio culturale? C’entra forse con il suo aspetto fisico? Oppure ciò che siamo è determinato dallo sguardo che gli altri hanno su di noi?
Da questi interessanti interrogativi prende forma Un inverno in Corea, la notevole opera prima del regista franco-giapponese Koya Kamura, già presentato in concorso al 49° Toronto Film Festival ma anche al 72° Festival di San Sebastian nella sezione New Directors. Per Kamura, nato a Parigi da madre francese e padre giapponese, il tema della ricerca della propria identità è, per forza di cose, il motore che alimenta questo suo delicato lungometraggio d’esordio ambientato sulle coste coreane della città di Sokcho, a qualche chilometro dal confine con la Corea del Nord. Qui è tornata a vivere da pochi mesi per mettere da parte qualche soldo Soo-Ha (Bella Kim), una giovane studentessa di letteratura. La ragazza ha trovato lavoro come cuoca e cameriera al Blue House, una vecchia e malmessa pensione per turisti. Nella monotona routine quotidiana della ragazza, prossima al matrimonio con il fidanzato Jun-Oh, ecco che irrompe Yan Kerrand (interpretato dall’ottimo Roschdy Zem), un noto illustratore francese in cerca di un alloggio senza pretese e di ispirazione per il suo nuovo lavoro. La provenienza e modi particolari dell’uomo risvegliano nella ragazza alcune domande sulla propria identità e sul padre, un marinaio francese che non ha mai potuto conoscere. È nel gelido inverno del villaggio coreano che i Yan e Soo-Ha instaurano un dialogo, fragile ma profondo, che non passa tanto dalla parola (i due comunicano in francese) quanto più da elementi palpabili e condivisi universalmente come il cibo e la pittura.

Kamura, ispirandosi al romanzo dell’autrice franco-coreana Elisa Shua Dusapin, sviluppa un’opera che imposta a sua volta un dialogo tra diversi linguaggi. Con grande perizia, il regista inserisce numerosi inserti animati che danno forma alle fantasie inespresse della protagonista, la cui curiosità nei confronti dell’illustratore cresce inquadratura dopo inquadratura.

Il disegno diventa un rapporto vivo e concreto con l’ambiente, le cose e le persone che ci circondano. La giovane Soo-Ha nasconde costantemente il proprio corpo, chiede alla madre e al fidanzato quale parte del viso dovrebbe modificare con la chirurgia plastica facciale. Tuttavia, spiando da una fessura l’artista all’opera, mentre trasforma la sua immaginazione in forme concrete, ecco che la ragazza riscopre il proprio corpo, trovando un’inedita armonia identitaria che supera la dimensione del reale per concretizzarsi nei meravigliosi disegni animati di Agnès Patron. E così, le forme dei corpi, le linee e le strutture del paesaggio si confondono, dando vita ad un ritratto in movimento di rara eleganza visiva e sensibilità emotiva.

di Giorgio Amadori, 10 dicembre  2025 – sentieriselvaggi.it