UN ANNO DI SCUOLA

un film di Laura Samani

(ITA / 2025 / Drammatico / 102′)

 

Venerdì 22 Maggio, ore 15.30 – 21.00 BIGLIETTI

Sabato 23 Maggio, ore 21.00 BIGLIETTI

Domenica 24 Maggio, ore 18.30 BIGLIETTI


Festival della Lettura
[….]


Trama

Un Anno di Scuola, il film diretto da Laura Samani, è ambientato a Trieste nel 2007. Quando a settembre, Fred, diciottenne svedese vivace, anticonformista e piena di energia, approda in città per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico, si ritrova ben presto in una situazione molto particolare. Infatti, è l’unica ragazza in una classe interamente maschile.
Il suo arrivo non passa inosservato. Fin dal primo giorno, cattura l’attenzione dei compagni, in particolare di tre amici inseparabili. Antero, introverso e magnetico, Pasini, esuberante e sicuro di sé, sempre pronto a flirtare e Mitis, dolce e protettivo, il cuore gentile del trio. Uniti fin dall’infanzia, i tre formano un nucleo compatto e apparentemente indissolubile. Ma la presenza di Fred innesca qualcosa. La dinamica tra i ragazzi comincia a incrinarsi, scossa da gelosie, desideri non detti e rivalità latenti.
Tutti e tre, in modi diversi, si sentono attratti da lei, ma ciò che Fred desidera davvero è solo di essere accettata dal gruppo e farne parte. Eppure, l’inclusione ha un prezzo. Per essere una di loro, le viene chiesto, più o meno esplicitamente di adattarsi a regole non scritte.
In bilico tra appartenenza e identità, tra il bisogno di essere accettata e il desiderio di restare fedele a se stessa, Fred si troverà costretta a fare delle scelte.

 

Recensione

Ci sono dei finali che restano. Senza fare nessuno spoiler, in tutto il movimento che chiude Un anno di scuola, c’è una libertà e un’intensità così Nouvelle Vague. Ma non è compiaciuta citazione. Non ci sono sguardi in macchina. C’è uno slancio verso il futuro che apre nuovi orizzonti anche al cinema di Laura Samani. Come il bell’esordio di Piccolo corpo, anche questo secondo lungometraggio della cineasta è “un viaggio aereo dello spirito che si rivela nella densità del corpo” per usare le parole della recensione di quel film di Aldo Spiniello. Il corpo è quello di Frederika (detta anche Fred), una diciottenne svedese che arriva a Trieste per frequentare l’ultimo anno di scuola preso l’Itis Marie Curie; suo padre è stato infatti trasferito in città per motivi di lavoro. Si ritrova in una classe di soli maschi e attira subito l’attenzione di tutta la classe e in particolare di tre di loro: Antero, appassionato di letteratura, è il più riservato. Mitis è quello più protettivo. Pasini infine si presenta come il seduttore del gruppo ma nasconde un grande dolore. Fred vuole entrare a far parte del loro gruppo ed essere ammessa nel loro rifugio, (“La Trappola” che è una vecchia tipografia ormai fuori uso) ma per riuscirci deve sacrificare qualcosa, anche quello che prova per uno di loro.

Dal Friuli di fine Ottocento di Piccolo corpo si passa al 2007 di Un anno di scuola tratto dal libro omonimo di Giani Stuparich che è già stato adattato da un altro regista triestino, Franco Giraldi, nella miniserie del 1977. Ci si trova davanti a un coming of age piccolo nelle dimensioni ma che invece ha una vitalità e una verità dirompenti. Samani cattura i desideri e le inquietudini, i baci rubati (la scena del Carnevale è esemplare su come saper filmare le fughe/rivelazioni), gli isolamenti, le paure. Lo fa attraverso gli occhi prima di tutto della sua bravissima protagonista (interpretata da Stella Wendick) ma altrettanto convincenti sono i tre ragazzi (Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno). Forse resta un po’ in disparte il ruolo del padre di Fred, un tagliatore di teste, e soprattutto l’effetto che ha sulla fabbrica dove i dipendenti (tra cui il padre di una delle ragazze) hanno organizzato un picchetto durante uno sciopero e i conflitti, appena accennati, che può alimentare. Però quello che conta è lo sguardo della protagonista. In questo Samani lascia avvertire tutto quello che prova: la pressione degli sguardi maschili, lo spaesamento  iniziale, la voglia di integrarsi. Sotto questo aspetto richiama il cinema italiano d’inizio anni ’90. Possono essere tracce di Piccioni degli esordi (Il grande blek) ma anche Zanasi di A domani. Ma non sono riferimenti o modelli. Un anno di scuola ne è idealmente accomunato solo per quel clima di un cinema semplice ma efficace, d’immediato impatto.

Rivelazioni e dolori. Si può fare ancora una dissolvenza tra Fred e Mignon, la ragazza francese protagonista di Mignon è partita. Ma Un anno di scuola è più bello del film di Francesca Archibugi proprio perché la sceneggiatura non sottolinea e descrive ma scorre come un fiume, con improvvise tempeste. Samani si muove nelle zone di un cinema di confine (quello tra Italia e Slovenia dove i controlli tra i due paesi sono stati aboliti nel 2007 in quanto entrambi hanno aderito allo Spazio Schengen), ma esplora anche quello tra maschile e femminile con finezza e, insieme, con passione. Mostra poi piccoli e grandi traumi: i vestiti rubati in palestra, la scritta sul muro della scuola, l’incidente di Pasini sulla strada. Soprattutto, ha anche momenti magici da brividi, come la simulazione del controllo alla dogana e il bacio sui vetri, che includono anche i provvisori isolamenti, con la vista della città dall’alto. Per questo Un anno di scuola è l’esempio di quel cinema italiano che ci piacerebbe vedere molto più spesso. Per Samani, in un film apparentemente diverso con il precedente ma in realtà simile per il legame con la protagonista e l’attenzione al ruolo fondamentale del paesaggio, una gran bella conferma.

di Simone Emiliani – 7 Aprile 2026- sentieriselvaggi.it