LA TESTIMONE – SHADED

un film di Nader Saeivar

(Germania, Austria / 2024 / Thriller / 100′)

 

Mercoledi 22 Gennaio, ore 21.00
Giovedi 23 Gennaio, ore 21.00
Venerdi 24 Gennaio, ore 15.30 – 21.00
Sabato  25 Gennaio, ore 21.00
Domenica 26 Gennaio, ore 16.00

 

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Trama

Iran. Tarlan, insegnante di danza in pensione, assiste all’omicidio della sua amica Rana da parte del marito, un importante membro del governo. Quando la polizia si rifiuta di indagare, Tarlan deve decidere se cedere alle pressioni politiche o mettere a rischio la reputazione e il sostentamento per cercare giustizia

 

Recensione

 

L’ostinata ricerca della verità
di Paolo Perrone – 1 Novembre 2024
https://www.saledellacomunita.it/la-testimone-shahed-nader-saeivar/

Tarlan vive in Iran, è un’insegnante in pensione, da sempre molto impegnata
nella lotta contro la discriminazione di genere nel suo paese. Zara, la figlia
adottiva, che ha deciso di non indossare più il velo, insegna danza nella sua
scuola e ha trasmesso questa passione alla figlia adolescente. Solat, invece,
il marito di Zara, è un uomo d’affari legato al governo, e non vede di buon
occhio questa situazione, che minaccia la sua carriera. Un giorno, Zara
scompare. Tarlan sospetta che a ucciderla sia stato Solat, ma la polizia si
rifiuta di indagare. Tarlan, così, si trova di fronte a un bivio: piegarsi alle
pressioni e alle intimidazioni oppure mettere a rischio la propria vita e
quella dei suoi cari per cercare giustizia da sola, come ha sempre fatto…
Per Jafar Panahi aveva lavorato, nel 2018, alla stesura della
sceneggiatura di Tre volti. Ora, per il suo terzo lungometraggio dietro la
macchina da presa, Nader Saeivar rinnova la collaborazione con il
regista de Il cerchio, qui, infatti, co-sceneggiatore e montatore. Un
binomio, il loro, ben sintonizzato sulle coordinate di un cinema di
denuncia, specchio riflettente delle attuali, precarie condizioni della
società iraniana, proteso alla ricerca di giustizia e impegnato nella
rivendicazione dei tanti diritti soffocati da un regime repressivo. La
testimone – Shahed (girato ‘sottotraccia’ a Teheran, in 45 giorni, ma
montato e postprodotto all’estero) è un film tanto rigoroso e
calibrato nel suo impianto estetico quanto incisivo,
narrativamente, nel suo taglio civile e politico. La vicenda di
Tarlan, la sua abnegazione nel ricercare ostinatamente la verità, dopo
aver assistito ad un delitto in casa del rampante affarista Solat, veicola
messaggi importanti: dignità, libertà e, appunto, verità sono
parole che risuonano forti, fin dalle prime sequenze, la figura del
nemico ‘interno’ (l’intermediario governativo asservito a logiche torbide)
è restituita sullo schermo con la necessaria ambiguità morale, la rete di
connivenze e insabbiamenti, menzogne e depistaggi che arriva ad
avvolgere l’ex insegnante è altrettanto efficace nella sua plastica
raffigurazione.
Anche ne La testimone, come in The seed of the sacred fig di Mohammad
Rasoulof, Tatami di Zahra Amir Ebrahimi e Guy Nattiv e Reading Lolita in
Tehran di Eran Riklis (solo per restare a tre titoli recenti), è l’universo
femminile a lottare coraggiosamente contro dinieghi e abusi,
sopraffazioni e violenze. E anche qui, come nei titoli citati, è dal
rifiuto di indossare il velo che passa la prima, potente risposta delle
donne alle autoritarie imposizioni maschili. Sono gli sguardi di Tarlan,
prima ancora delle sue azioni, a rivelarne il carattere forte e tenace,
nonostante i continui inciampi e le pressioni cui è sottoposta, dal figlio,
finito in prigione per debiti, ma scarcerato grazie al denaro di Solat, al
peso dei giudizi morali di una società reclinata su se stessa. Quei giudizi
generati proprio da un ‘sistema’ proteso a suscitare, nei comportamenti
individuali, inibizioni e sensi di colpa.