F1 – IL FILM

un film di Joseph Kosinski

(USA/ 2025 / Azione / 156′)

 

Giovedi 18 Settembre, ore 21.00 
Venerdi 19 Settembre, ore 21.00
Sabato  20 Settembre, ore 21.00 
Domenica 21 Settembre, ore 16.00

BIGLIETTI ONLINE

Trama

F1 – Il Film, diretto da Joseph Kosinski, segue la storia di un ex pilota della Formula 1, Sonny Hayes (Brad Pitt) , che dopo essersi ritirato negli anni Novanta a seguito di un grave infortunio, che ha rischiato di mettere per sempre fine alla sua carriera, decide di tornare in pista.
Il suo amico Ruben Cervantes (Javier Bardem) è a capo della squadra APXGP e il suo pilota di punta è la giovane promessa dell’automobilismo Joshua Pearce (Damson Idris). Purtroppo la squadra di Ruben è in gravi difficoltà e prossima al fallimento, ha bisogno di una spina come quella dell’entrata in pista di Sonny. Inoltre, Pearce è un talento che va perfezionato e un carattere spigoloso da smussare. Sarà proprio compito di Hayes fare di lui un campione diventando il suo mentore.
I due correranno insieme, ma tra il rombo dei motori riaffiora il triste passato di Sonny, che si renderà presto conto che il suo compagno di squadra è spietatamente in competizione con lui…

 

Recensione

Questo di Kosinski sulla Formula Uno è “il film” ufficiale e definitivo sull’argomento, lo chiarisce già il titolo dell’opera, con quella ® e la produzione certificata da parte del circuito di corse automobilistiche, con i piloti e i personaggi reali dell’ambiente a fare da cameo all’interno della storia, come si usa nel canone sin dai tempi de I diavoli del Gran Prix di Roger Corman o Indianapolis Sfida Infernale di James Goldstone/Paul Newman.
E d’altronde questo film di cormaniano sembra avere la costante tendenza al sabotaggio da parte del protagonista Sonny Hayes, che si traduce in una sorta di death race continua, fatta di incidenti pirotecnici e ripetuti (non credo ci sia nel film gara che non abbia al suo interno almeno uno scontro quasi fatale), di lamiere che stridono e alettoni che saltano in aria roteando, quasi come nel futurista ed incompreso Driven di Renny Harlin. E però al contempo F1 è un’opera modernissima, come intuisce (sorprendentemente?) la partitura sintetica di Hans Zimmer che sembra quasi rispondere a quella dei Daft Punk per il Tron di Kosinski: il regista si conferma qui come autore sostanzialmente di opere di fantascienza (la pazzesca sezione “astrale” del precedente Top Gun: Maverick), non a caso a progettare l’auto della scuderia di Javier Bardem è una donna ingegnere aerospaziale (Kerry Condon), e la struttura della sede sembra quella della NASA – come già per il Maverick di Tony Scott, l’addestramento del giovane ribelle (Damson Idris) passa dalle ore passate seduti di fronte ad una simulazione virtuale del percorso da padroneggiare, e da quella manovra rischiosissima da effettuare solo al momento giusto.

Si tratta sistematicamente di ragionare di legacy (alla produzione c’è ancora Jerry Bruckheimer), e stavolta in maniera davvero stalloniana, siamo tra Creed e Rocky IV (l’allenamento “analogico” di Hayes versus quello ultra-tecnologico di Pearce, i problemi al cervello post-infortunio del veterano che si traducono nella vista sfocata…): al contempo, Kosinski sa bene come oggi queste mega-operazioni, come si dice, tentpole, siano innanzitutto una questione di espansione (che prende il posto dell’ossessione tipica di certi racconti a velocità massima anche recenti, come ad esempio Rush o Le Mans 66), e dunque le avventure di Sonny Hayes potrebbero essere un ciclo infinito, l’incipit è ad Indianapolis e i titoli di coda ci regalano traveggole nel deserto messicano, con Brad Pitt che salta tra le dune delle gare della Baja, anzi, “in volo” come egli stesso racconta di sentirsi quando è al volante (di nuovo un punto di contatto tra lui e il pilota Tom Cruise nello script di Ehren Kruger, sceneggiatore che viene dalla saga dei Transformers). E poi l’evocazione giusto accennata alla sua seconda “carriera”, non meno cinematografica, da giocatore d’azzardo…

In questa maniera, Brad Pitt va aggiornando, di film in film, il miraggio di un eroe che attraversa uno scenario innanzitutto mentale, come il suo Cliff Booth che da Tarantino va passando a Fincher (non a caso uno stuntman, il segno-chiave della lettura dei corpi del presente), nessuno sa precisamente da dove viene e come abbia fatto ad arrivare fin lì, a bordo circuito, avanzando dall’orizzonte come un cowboy pronto all’ennesimo rodeo (Il temerario? davvero gli ultimi ruoli di Pitt sembrano figli di quella stagione lì, dei Nick Ray, degli John Huston, di certi Aldrich…). Nei primi piani dell’attore, e nella sua risata strafottente, ritrovi tutta la forza magnetica (e potenzialmente letale) di Hollywood, ma il once upon a time pare essersi scrollato di dosso l’afflato nostalgico per abbracciare definitivamente l’immortalità senza tempo (e, sembra suggerire questo film che appare sempre come “sospeso” a mezz’aria, diremmo quasi in stallo) senza spazio del Mito, che quando sogna lo fa col filtro della diretta tv catodica, ma quando viene evocato nella realtà piega l’intera corsa alla sua velocità interiore, privata, esistenziale.

Di Sergio Sozzo – sentieriselvaggi.it