SERPENTI
un film di Roberto De Paolis
(Italia / 2026 / Dramma, Commedia / 93′)
Mercoledi 21 Ottobre, ore 21.00
Giovedi 22 Ottobre, ore 21.00
Venerdi 23 Ottobre, ore 15.30 – 21.00
Sabato 24 Ottobre, ore 21.00 BIGLIETTI
Domenica 25 Ottobre, ore 16.00 BIGLIETTI
Trama
dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia, un tragicomico racconto che stigmatizza le storture burocratiche dove conta più il dito che la luna.
SCELTO PERCHE’: ritrae con grottesca efficacia le storture dei nostri apparati statali con i quali tutti, abbiamo avuto a che fare.
Trailer
Recensione
Il regista continua a scardinare le istituzioni come nei suoi film precedenti. Lo script dei D’Innocenzo è una commedia dell’assurdo interamente affidata agli interpreti
Uno degli aspetti maggiormente centrali del seguire l’evoluzione dei lavori di Fabio e Damiano D’Innocenzo, qui sceneggiatori insieme al regista, è il fatto che rappresentino una inequivocabile cartina di tornasole del senso della cinefilia di questa generazione di appassionati e autori (e forse anche di questa generazione di critici). Si può pensare quello che si vuole dei film dei fratelli (come fa Sentieri Selvaggi sin dai loro esordi), ma è indubbio che siano immersi in una cinefilia di cui puoi mappare apertamente l’andamento, il percorso, la stratificazione. Nel bene e nel male.
Stavolta è il turno della commedia dell’assurdo, del grottesco kafkiano che porta con sé i segni delle caratterizzazioni deformi della società tipici di certa commedia all’italiana, di quelle “nere” che immergono nell’acido il nonsense dei protocolli del piccolo mondo dei funzionari, degli impiegati, dei “servi dello Stato”. I titoli di testa indicano Ennio Flaiano, con la tipica scoperta sfacciataggine degli autori, mentre paradossalmente Roberto De Paolis Maino gira il film meno saturo o ribollente della sua interessante filmografia, da sempre interessata a scardinare i rapporti di potere innestati nelle istituzioni religiose e politiche.
Siamo in un commissariato romano di corridoi, androni e stanze semi-abbandonate, dove il protagonista si aggira cercando di farsi condannare per l’omicidio di sua moglie. Si tratta di una sorta di rovesciamento di senso, di versione parodistica (e stavolta dal punto di vista del killer) del precedente Dostoevskij, che Serpenti utilizza per mettere a segno una serie di paradossali dita nella piagadel “trend” (come dice l’avvocato interpretato da Pietro Castellitto) dei femminicidi e dell’odio nei confronti delle donne.
Ci vuole un certo coraggio, e l’impianto purtroppo si ferma un attimo prima di far precipitare fino in fondo questa storia in un tono davvero disturbante (la cosa piu dissonante è alla fine la straordinaria colonna sonora di Vittorio Giampietro), o di portare le premesse all’estremo (poi però avremmo detto “ecco il solito determinismo delle storie dei D’Innocenzo ecc ecc”…): il riuscito ribaltamento finale traghetta la parabola a compimento con quella che è innanzitutto una grande prova interpretativa di Leonardo Lidi, pazzesco nel rendere la fisicità compressa, i rabbuiamenti, gli scoppi d’ira e gli switch del protagonista.
Ovviamente il gioco attoriale trova esplicito raddoppio nelle caratterizzazioni farsesche che Alessandro Borghi e Pietro Castellitto fanno dei loro rispettivi personaggi: come spesso accade con questo tipo di ragionamenti per assurdo, uno si trova puntualmente a trovare alla fine una logica nelle loro procedure. Uno scardinamento che i tarocchi del dialogo con Valeria Golino esplicitano definitivamente (se vuoi davvero avere l’attenzione di tutti devi uccidere un altro uomo, non tua moglie…), in quella che è forse la vera sequenza cruciale del film: e De Paolis lascia che Golino ci guardi negli occhi a lungo con un primo piano di incredibile magnetismo. Forse gli appesi siamo tutti noi…
Dati cinematografici: TMDB. This product uses the TMDB API but is not endorsed or certified by TMDB.
