CALLE MALAGA

un film di Maryam Touzani

(FRA / 2025 / Drammatico / 116′)

Mercoledi 14 Ottobre, ore 21.00
Giovedi 15 Ottobre, ore 21.00
Venerdi 16 Ottobre, ore 15.30 – 21.00
Sabato 17 Ottobre, ore 21.00 BIGLIETTI
Domenica 18 Ottobre, ore 16.00 BIGLIETTI

 

Trama

una magnifica Carmen Maura, diretta con garbo e delicatezza da Mariam Touzai, ci insegna che non è mai troppo tardi per vivere, amare, ribellarsi.

SCELTO PERCHE’: un inno alla vita, a qualsiasi età la si voglia vivere.

Trailer

Recensione

Atto d’amore verso la sua Tangeri, il dramma della cineasta marocchina è un film di interni che si interroga sul senso di una casa ma soffre di una regia fin troppo affezionata

Che cosa fa di un luogo una cultura e di una città un’identità? Che cos’è “straniero” e cosa no al confine di un continente che sporge sul mare e solo l’Oceano lo separa da altre storie e modi di stare al mondo? 

Calle Malaga di Maryam Touzani, arrovellandosi tra le sue affezioni, ragiona proprio su questo, con la grazia di un film di interni che si interroga sul senso di una casa. María Ángeles (Carmen Maura) è una vedova sessantanovenne spagnola trapiantata in Marocco, nella sua Tangeri che l’ha accolta sin dalla giovinezza. Qui ha cresciuto i figli e ora si gode gli albori della vecchiaia, in armonia con le genti della città; almeno fino all’arrivo di sua figlia Clara che torna da Madrid decisa a vendere proprio quella casa marocchina, il più intimo ricettacolo delle loro memorie familiari. 

Allora Calle Malaga diventa presto “atto d’amore” verso una città – come ha raccontato la stessa cineasta – che per i genitori è il posto del cuore e per i figli quello del profitto. Sta in questo scarto il senso del dramma di Tazouni, dove il senso di appartenenza si scontra con il possesso, tra gli amori immateriali di una (auto)biografia familiare e il presente sempre più razionalizzato fatto di conteggi, spese, numeri.  

Clara vuole (e deve) vendere; María Ángeles chiede soltanto di abitare la casa di una vita, con il giradischi che riempie di dolci note il salotto, fra le mura testimoni di una memoria in bilico tra privato e politico. Un po’ come l’ultima traccia del cinema umanissimo di Zemeckis che è Here, non fosse che lo sguardo di Touzani è ancora più partecipe, accorato forse fino al disequilibrio delle immagini, troppo cariche di emotività per essere guardate con la giusta distanza. 

La María Ángeles di Carmen Maura – che della Pepa sull’orlo di una crisi di nervi nel cinema di Almdóvar sembra tanto la felice maturazione – si riscopre assertiva, amorevolmente battagliera e persino innamorata oltre ogni aspettativa di madre sacrificabile.

La vita continua per María Ángeles nel segno delle passioni (ri)scoperte, e la camera di Touzani la guarda caldeggiandone la resistenza casalinga, ma paga dazio per una regia fin troppo empatica, con tanto amore e pochi accenti di scrittura: non abbandona mai la sua protagonista, incorniciandola tra gli arredi simil-barocchi della casa a Tangeri. Peccato, perché le premesse di un conflitto madre-figlia sfumano via via mentre fanno posto al frammento delicato, seppur parziale, di una donna che ama tutto ciò che non si può contare.

di Lorenzo Nuzzo – – sentieriselvaggi.it