RENTAL FAMILY

un film di Hikari
(GIA / 2025 / Commedia drama / 103′)

VOTA IL FILM  ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Mercoledì 8 Aprile, ore 21.00
Giovedì 9 Aprile, ore 21.00
Venerdì 10 Aprile, ore 15.30 – 21.00
Sabato 11 Aprile
, ore 21 BIGLIETTI
Domenica 12
Aprile, ore 16 BIGLIETTI


Trama

Philip, attore americano in Giappone, lavora per “Rental Family”, offrendo affetto a pagamento. Scoprirà però che separarsi dai clienti è la parte più difficile.
Il film è stato premiato a National Board, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, Rental Family

 

Recensione

Rental Family, il film diretto da Hikari, è ambientato nella Tokyo dei giorni nostri e racconta la storia di Philip Vandarpleog (Brendan Fraser), un attore americano che vive nella capitale giapponese da otto anni. Un tempo noto per il ruolo di un improbabile supereroe, un gigantesco tubetto di dentifricio in una pubblicità diventata di culto, oggi Philip è un uomo senza futuro, senza soldi e senza certezze. Passa da un’audizione all’altra e si ritrova a fare la comparsa in eventi come matrimoni e funerali. La svolta arriva quando incontra Shinji (Takehiro Hira, star di Shogun), il responsabile di Rental Family, un’agenzia che affitta attori per impersonare parenti o amici inesistenti nella vita di clienti soli o bisognosi di colmare un vuoto affettivo. Phillip diventa il migliore amico di un uomo che ha solo bisogno di compagnia per giocare ai videogiochi, finge di essere un giornalista per mostrare il suo apprezzamento a un attore anziano che sta scivolando nella demenza senile (Akira Emoto, commovente) e soprattutto diventa il padre di una bambina nippo-americana. Attraverso questi incontri, guidati da un preciso copione, Philip scopre il senso di gratificazione nell’aiutare gli altri, rischiando però di lasciarsi coinvolgere troppo.

Il servizio offerto da Rental Family è qualcosa di molto diffuso in Giappone, tanto da essere già al centro di un’opera di Werner Herzog di soli sei anni fa, dal titolo Family Romance LLC. Al contrario del documentario ibrido del cineasta tedesco, come sempre capace di raccontare oltre le semplici immagini, il film di Hikari si “accontenta” di emozionare e commuovere lo spettatore con una storia di buoni sentimenti, senza approfondire troppo l’aspetto etico e morale evidente nel ruolo del protagonista. Come spesso gli viene fatto notare, Philip resterà sempre un grande e grosso gaijin, o un generico “tizio bianco” – così come viene “venduto” dall’agenzia Rental Family – che non potrà mai comprendere davvero la cultura giapponese. Allo stesso modo trova difficoltà nell’interpretare il ruolo di un padre, lui che un padre non ce l’ha mai avuto. Lavorando per la Rental Family, Philip avrà la possibilità di fare il padre e fare il figlio, almeno per finta, qualcosa che sarà molto più importante di qualunque possibile ruolo nel cinema o nella televisione.

Dopo The Whale, Brendan Fraser è ancora una volta perfetto nella parte di un uomo fragile con un passato doloroso alle spalle, ancor di più conoscendo le sue note vicende personali che lo hanno tenuto per lungo tempo lontano dai riflettori. In ogni inquadratura Philip sembra nascondere un qualche tipo di sofferenza non meglio identificata, soprattutto nel tenero rapporto con la piccola Mia. Tralasciando il sadismo di una madre che, per ottenere l’ammissione della figlia in un’ottima scuola, decide di farla affezionare a un finto padre per poi farlo sparire ancora una volta. Nella storia parallela del vecchio Kikuo interpretato da Akira Emoto, un personaggio che sembra uscito dal cinema di Ozu o Imamura, osserviamo le conseguenze di un dolore sepolto per lungo tempo che finalmente viene riportato in superficie e, perlomeno, ricordato. Il rapporto con Kikuo è ciò che sveglia Philip dall’illusione in cui si era rifugiato, una bugia in cui tutti i clienti della Rental Family hanno cercato conforto. Philip resterà sempre un gaijin, ma ogni incontro lo ha arricchito e ha riempito alcune delle sue mancanze emotive, avvicinandolo a una spiritualità orientale che mai avrebbe pensato di comprendere.

Rental Family riesce a toccare alcune corde emotive con grande grazia e delicatezza, un classico feel-good movie che parte da uno spunto narrativo già visto ma comunque adatto a ricreare situazioni divertenti senza appesantire il discorso e senza alcun tipo di “critica sociale” evidente. Quella giapponese è una società malata in cui l’autoreclusione e l’incomunicabilità hanno creato danni enormi, ma pensare che non sia un problema che riguardi anche l’occidente è semplice ingenuità. A Hikari non interessa approfondire questo aspetto e accompagna la storia verso un inevitabile finale positivo che fa bene al cuore.

di Federico Rizzo, 19 ottobre 2025 – sentieriselvaggi.it