HEY JOE

un film di Claudio Giovannesi

(Italia / 2024 /Drammatico / 117′)

 

Mercoledi 12 Febbraio, ore 21.00
Giovedi 13 Febbraio, ore 21.00
Venerdi 14 Febbraio, ore 15.30 – 21.00
Sabato  15 Marzo, ore 21.00
Domenica 16 Marzo, ore 16.00

 

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Trama

Dean Barry, un veterano americano che ha avuto una relazione con una ragazza napoletana durante la seconda guerra mondiale, ritorna in Italia, a Napoli, all’inizio degli anni 70, per conoscere suo figlio. Dean vorrebbe recuperare venticinque anni.

 

Recensione

 

Claudio Giovannesi gira a Napoli, ma guarda agli Stati Uniti. Cronaca di
una paternità turbolenta in una realtà criminale. Con James Franco, alla
Festa di Roma
di Gian Luca Pisacane – 25 Ottobre 2024
https://www.cinematografo.it/recensioni/hey-joe-rsugo9ho

Chissà se Claudio Giovannesi, quando ha scritto Hey Joe con Maurizio
Braucci, ha pensato a Madama Butterfly. Nella celebre opera di Puccini
un ufficiale americano sposava, non per sentimento ma per diletto, una
giapponese. Lui poi salpava per gli Stati Uniti, lasciando la giovane a
struggersi d’amore. Quando il militare sbarcava di nuovo nella terra del
Sol Levante (questa volta con la moglie americana) voleva solo riavere
suo figlio, spingendo la consorte orientale verso un tragico destino. In
Hey Joe siamo a Napoli, nel 1944. Un marinaio conosce una ragazza,
diventa padre, ma decide di non vivere la sua genitorialità. E a tornare, a
differenza di Madama Butterfly, impiega trent’anni.
Lo sguardo è classico, ma lo spirito è moderno. Giovannesi resta fedele
alle sue atmosfere, a una Napoli a tratti notturna, disperata, in cui sono
più i sommersi dei salvati. Mette in scena un mondo criminale, non
troppo lontano dalle venature tribali che colpivano in La paranza dei
bambini. Descrive una paternità prima respinta, poi lasciata fluire,
aggiungendo un tassello in più alla sua indagine sulle famiglie spezzate,
sui legami di sangue che uccidono.
Quello di Giovannesi è un cinema di corpi, che si attraggono, si legano,
per poi distruggersi. Anche in Hey Joe la macchina da presa raramente si
allontana dai protagonisti. Li segue da vicino, per indicare che il giogo
della colpa non lascia respiro. Il regista indaga i tormenti delle nuove
generazioni, a partire da Alì ha gli occhi azzurri. I suoi personaggi sono
spesso rinchiusi in una prigione. In Fiore le sbarre erano quelle di un
carcere minorile, in La paranza dei bambini sono le mura del quartiere a
regolare gli spazi. Le strade, i vicoli in cui si aggira James Franco sono
luoghi senza via d’uscita. In un racconto morale, che si interroga anche
sul perdono.
I film di Giovannesi sono costellati di piccoli gesti, silenzi esplosivi. Sono
i dettagli a fare la differenza: una puntata di Star Trek alla televisione, un
bacio rubato mentre Peppino Gagliardi canta Gocce di mare. Ed è
partendo dalla musica che forse scaturisce anche il titolo: Hey Joe. È un
brano del 1962 di Billy Roberts, ma i più lo conoscono per la cover
realizzata da Jimi Hendrix. Si concentra su un uomo che vuole sparare
alla sua donna, perché l’ha vista in giro per il paese con un altro. Dovrà
poi fuggire, per evitare di essere impiccato. In qualche modo tra il testo
e il film ci sono dei collegamenti: Joe ha “sparato” all’esistenza che
avrebbe potuto avere. Per fuggire. E adesso il tentativo è di recuperare
ciò che è andato perduto.
Hey Joe si muove in una dimensione claustrofobica, in cui l’unico
elemento di salvezza è il mare: il figlio accetta le sue origini durante una
tempesta, in una casa vicino alla spiaggia ci può essere rifugio dalla
guerra. Allo stesso tempo è anche l’oceano che divide, separa. In un
gioco di opposti imperfetto, a tratti slabbrato, ma che rende
riconoscibile la cifra stilistica di un autore appassionato, che si mette al
servizio dell’essere umano. E non è poco.