GOODBYE JULIA

un film di Mohamed Kordofani

(Sudan, Svezia / 2024 /Drammatico / 120′)

 

Mercoledi 26 Febbraio, ore 21.00
Giovedi 27 Febbraio, ore 21.00
Venerdi 28 Febbraio, ore 15.30 – 21.00
Sabato  1 Marzo, ore 21.00
Domenica 2 Marzo, ore 16.00

 

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Trama

Goodbye Julia, film diretto da Mohamed Kordofani, è ambientato poco prima della guerra di secessione che ha coinvolto il Sud del Sudan e segue le vicende di Mona (Eiman Yousif), una ex cantante che vive ed è sposata nel Nord. La donna cerca di fare ammenda, dopo aver causato la morte di un uomo del Sud e aver insabbiato l’omicidio. Pensa così di assumere la vedova del defunto, <⁣strong> Julia (Siran Riak), come sua domestica e di accogliere in casa suo figlio Daniel.
Incapace di confessare quanto commesso, la donna decide di lasciarsi il passato alle spalle, ignorando che il tumulto del paese possa farsi strada nella sua casa fino a metterla faccia a faccia con i suoi peccati.

 

Recensione

 

Sudan del sud contro Sudan del nord. È il 2005 e un incidente mortale in elicottero a John Garang, capo dell’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan, scatena nuove rivolte tra la popolazione arabo-musulmana del nord e quella cristiana/animista del sud. Le differenze non sono solo di religione ma anche di classe sociale. In questo contesto altamente instabile si incontrano due figure di donna totalmente agli antipodi: da una parte la nordista Mona (Eiman Yousif) che ha messo da parte le sue aspirazioni di cantante per seguire il marito Akram (Nazar Goma); dall’altra la sudista “schiava” Julia (Siran Rik) che vede disintegrata la sua famiglia proprio per il contesto politico in cui matura un incidente che coinvolge il figlioletto Daniel.

Il claustrofobico formato 4:3 ingabbia i personaggi dentro vite infelici indipendentemente dalla ricchezza e dalla posizione sociale. Mona mente ad Akram sulla possibilità di avere figli e Julia accetta il lavoro di cameriera per potere sopravvivere e allevare Daniel. Mohamed Kordofani si ispira al cinema di Ashgar Farhadi e Jafar Panahi nel sottolineare come la storia travolga tutte le buone intenzioni e i progetti di libertà. L’incipit nelle due cucine rivela tutte le discrasie di rapporti non equilibrati caratterizzati da un abuso di posizione di dominanza maschile all’interno di un sistema patriarcale. La splendida fotografia di Pierre de Villiers esalta i dettagli sul coltello, sulla cipolla, sulle macchie di umido nelle pareti. Anche se vi è una diversa situazione socioeconomica, il clima oppressivo è lo stesso e le inquadrature delle porte e delle finestre servono a segnare questo confine.

Le riprese in esterni rendono perfettamente il caos della guerra civile in atto: in mezzo a questa confusione un omicidio a sangue freddo può essere nascosto nel numero delle vittime della guerriglia urbana. Mona appare tutta velata di nero al concerto della jazz band, accenna tre accordi di chitarra poi si ferma rendendosi conto che non è quello il tempo e il luogo per cantare e suonare. Kordofani guida la narrazione coinvolgendo lo spettatore dentro un circolo vizioso di menzogne e regala il meglio di sé nelle due scene finali. La prima è il confronto tra Mona ed Akram seduti di fronte ma in maniera asimmetrica a sottolineare l’impossibilità a colmare le distanze; la seconda è la resa dei conti tra Mona e Julia in cui quest’ultima trasforma la posizione di inferiorità economica in posizione di superiorità morale. Sono due momenti intensi, speciali, emotivamente coinvolgenti, creati da un uso rigoroso della grammatica filmica (un lento piano sequenza per la prima scena, un serrato campo controcampo per la seconda).

Presentato al Festival di Cannes nel 2023 dove ha vinto il Premio Libertà nella sezione Un Certain Regard, Goodbye Julia è un ottimo esempio di cinema di impegno civile che immerge la storia di due personaggi femminili forti in un contesto storico opprimente. Mona e Julia hanno mentito per la propria sopravvivenza: una torna a cantare, l’altra prova a reinventarsi una esistenza. I politici vendono la libertà dei civili ai migliori compratori. L’unica certezza è che la guerra sarà tramandata di generazione in generazione come dimostra l’ultimo memorabile fotogramma del film.

Fabio Fulfaro sentieriselvaggi.it