CAMPO DI BATTAGLIA
un film di Gianni Amelio
(Italia / 2024 / Drammatico / 104′)
Mercoledi 6 Novembre, ore 21.00
Giovedi 7 Novembre, ore 21.00
Venerdi 8 Novembre, ore 15.30 – 21.00
Sabato 9 Novembre, ore 21.00
Domenica 10 Novembre, ore 16.00
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Trama
Stefano e Giulio, due amici d’infanzia, lavorano come ufficiali medici nello stesso ospedale militare, durante la Prima Guerra Mondiale. Divisi dall’amore per la stessa donna, i due hanno anche opposte visioni etiche.
Recensione
Massimo Lastrucci, 05 Settembre 2024
https://www.cineforum.it/recensione/Campo-di-battaglia
Una sinuosa carrellata all’indietro, in uno scuro inframmezzato dai
rimbombi dei cannoni, precede un soldato mentre tasta decine di corpi
accatastati in trincea. Ogni tanto recupera qualcosa dalle loro tasche,
magari un pezzo di pane fradicio che addenta famelico:
improvvisamente tra i cadaveri un braccio balza fuori, non tutti i morti
sono morti.
È la prima scena, di straordinario impatto che anticipa e pre-dispone i
toni di questo dramma morale all’interno di un dolore indicibile e
collettivo. Campo di battaglia, di Gianni Amelio, “liberamente ispirato
a La sfida di Carlo Patriarca”, appartiene a quel tipo di cinema
classico e consuntivo che solo gli Autori “ormai” in età e in grado di
padroneggiare la tavolozza della tecnica e delle emozioni possono
osare.
Dopo la desolata processione delle truppe italiane in rotta da Caporetto
(«sono feriti e sbandati, non si festeggiano i perdenti» è il commento
spietato del pasciuto borghese alla finestra), entriamo nell’ospedale
intasato (il “campo di battaglia”) a conoscere i tre protagonisti, due
dottori e una infermiera.
L’altoborghese Stefano è ossessionato dalla disciplina sino a fare della
caccia all’imboscato una missione, puntando a rimandare più gente
possibile al fronte, non importa se monca, orba o sciroccata. Il
tormentato e schivo Giulio vorrebbe invece darsi alla ricerca scientifica
e prova nascostamente ad aiutare chi può a lasciare l’esercito, con
mezzi illeciti (qualcuno lo ha soprannominato “la mano santa”) e anche
potenzialmente dannosi: «li guardo e penso che li sto strappando a una
grande ingiustizia». Tra loro Anna, infermiera cui il sessismo borghese
ha impedito di laurearsi, rigida e inizialmente infervorata dal senso
dell’abnegazione sino a rendersi intransigente.
Gli anni di università li han resi uniti e amici, ma con l’incombere della
Spagnola, devastante epidemia mortale di cui non si conosce cura, il
conflitto tra le diverse disposizioni d’animo avrà dolorose conseguenze
personali: «Gli infettivi non dovrebbero stare con i feriti», «L’epidemia è
una disgrazia, la guerra è un dovere!».
Tra gli elementi che risaltano in questa rigorosa messa in scena
all’interno dell’“Inutile Strage”, diremo innanzitutto della capacità di
Amelio di ricostruire quel passato il più possibile così come doveva
essere: con i dialetti a mescolarsi e sovrapporsi che trovano solo nella
sofferenza comune dei corpi una koiné collettiva, con la differenza
lampante e odiosa tra il nazionalismo manipolatorio e mistificante della
classe dirigente e degli organi di potere e la dolente passività dei
sommersi destinati al sacrificio per conto terzi.
E poi la sorvegliata costruzione dello spettacolo, lucido e praticamente
privo di crepe: dalla scelta dei set (immaginiamo la fatica del trovarli,
immersi come siamo in una contemporaneità che ha tutto
contaminato, scene di Beatrice Scarpato); alla musica (di Franco
Piersanti) usata hollywoodianamente a sottolineare le emozioni, dalla
pietas, all’angoscia; alla fotografia fatta di tagli di luce nello scuro degli
interni o nell’azzurro livido degli esterni montani invernali (di Luan
Amelio Ujkaj); al montaggio che lega con scorrevolezza le parti (di
Simona Paggi). È il cinema del tempo che fu, classico e denso (e spero
che si capisca che è un complimento).
Finiamo con gli attori, con il notevole lavoro sulle comparse e sui
comprimari e con i tre protagonisti – Alessandro Borghi, Gabriel
Montesi (e chissà che fatica per arrivare ad esprimersi, loro laziali, con
più che accettabile cadenza veneta) e la trevisana Federica Rosellini –
di impressionante impatto scenico.