GLORIA! (Margherita Vicario)
Emanciparsi a suon di musica
di Anna Maria Pasetti, 10 Aprile 2024
https://www.saledellacomunita.it/gloria-margherita-vicario/
Opera prima musicalmente colta essendo la regista Margherita
Vicario una nota compositrice e musicologa, Gloria! rappresenta il
tentativo di applicare il tema dell’emancipazione femminile a un
universo particolare e poco esplorato da questo punto di vista, quello
appunto della Venezia barocca post rivoluzionaria ma che i richiami
degli eventi francesi ha raccolto solo in parte – o a propria convenienza
– preferendovi la pigrizia di un ancien régime decadente nutrito da
cinismo, corruzione e frivolezza. In tale contesto di indubbia seduzione,
il lavoro di esplorazione dell’ambiente storico e umano parte da un
incipit di regia/montaggio subito intonato alle intenzioni ben
manifeste dell’autrice: costruire una che, seppur filologicamente storicizzata, ambisce
all’immaginazione fantasiosa, allo sguardo <oltre= le barriere
spazio/temporali che lo incorniciano. L’ignorante ma talentuosa
Teresa (l’espressiva e semi-silente attrice francese Galatea Bellugi) è il
punto di vista dell’intera vicenda e simboleggia, ovviamente, la rottura
dal basso del Régime. Ella la musica la jazzista freestyle ante litteram, e con la propria capacità immaginifica
riesce a trascinare le orfane – inizialmente riottose – verso frontiere
musicali allora inesistenti. Vicario non nasconde ispirazioni che
appaiono chiare fin da subito, a partire dalla prima <ritmica= scena
mutuata da Love Me Tonight di Mamoulian (1932) per continuare sulle
tracce della Sofia Coppola di Marie-Antoniette (ma anche di tutto il suo
approccio alla complicità femminile), per concludersi su un finale alla
Sister Act di Ardolino. Il film corale mescola dunque i generi – il romanzo
di emancipazione, la commedia, il musical, il racconto fiabesco –
edificandosi sulla capacità di Vicario di (man)tenere il passo tra intimità
e socialità, esibite registicamente nella cura dei dettagli alternata
all’apertura sugli esterni. La macchina a mano, impertinente quanto
basta, è lo strumento di questa esordiente per ottimizzare il proprio
sguardo, di certo ancora acerbo e programmatico ma nutrito di alte
intenzioni nella direzione di una personalità forte e originale.